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Grammatica inglese per principianti: le regole fondamentali spiegate con esempi

Grammatica inglese per principianti: le regole fondamentali spiegate con esempi

Puoi conoscere le parole che indicano una persona, un’azione e un oggetto e non sapere ancora bene come metterle insieme. La grammatica inglese spiega questi collegamenti: chi fa qualcosa, se accade regolarmente o sta accadendo ora, a quale oggetto ti riferisci e se stai facendo un’affermazione o una domanda. Il suo scopo pratico è rendere chiaro ciò che vuoi dire.

Per chi comincia, la difficoltà spesso non è una regola complicata, ma tante piccole scelte nella stessa frase. Serve is oppure does? Il verbo richiede la -s? Davanti al nome va a oppure the? Studiare il sistema in un ordine ragionato rende queste scelte più facili da capire.

Questa guida costruisce le basi passo dopo passo. Presenta la grammatica inglese fondamentale per descriverti, parlare della vita quotidiana, chiedere informazioni e collegare idee semplici. Non è un catalogo di tutte le eccezioni. Ogni sezione spiega una struttura e affianca gli esempi alla spiegazione, così puoi capire sia come si costruisce la frase sia perché si usa una determinata forma.

Parti dalla struttura della frase inglese

In una normale frase affermativa, il soggetto precede di solito il verbo. Il soggetto indica di chi o di che cosa si parla; il verbo esprime un’azione o uno stato. Se l’azione ha un complemento oggetto, questo segue generalmente il verbo. Nella frase Maya reads a message. («Maya legge un messaggio»), Maya è il soggetto, reads è il verbo e a message è il complemento oggetto.

Quest’ordine contribuisce al significato. Nella frase The dog follows the boy. («Il cane segue il ragazzo»), è il cane a seguire; invertendo i due nomi cambia chi compie l’azione. L’inglese non ammette quindi sempre l’ordine delle parole che risulta naturale in italiano, una lingua che consente maggiore flessibilità. Individua prima il soggetto e il verbo, poi aggiungi le informazioni necessarie per completare l’idea.

Non tutte le frasi hanno bisogno di un complemento oggetto. The baby sleeps. («Il bambino dorme») è già completa, mentre The baby is tired. («Il bambino è stanco») usa is per collegare il soggetto a una descrizione. Nelle normali frasi dichiarative complete il soggetto deve generalmente essere espresso, a differenza dell’italiano: It is cold. («Fa freddo») contiene it, anche se non si riferisce a un oggetto preciso. L’imperativo è un’eccezione comune: Open the window. («Apri la finestra») si rivolge all’interlocutore senza dire esplicitamente you.

I pronomi: chi agisce e a chi si riferisce l’azione

I pronomi permettono di riferirci a persone e cose senza ripeterne ogni volta il nome. La loro forma può cambiare in base alla funzione nella frase. La forma soggetto occupa il posto del soggetto; la forma complemento si usa dopo molti verbi e dopo le preposizioni. Nella frase She knows me. («Lei mi conosce»), she è il soggetto e me è il complemento oggetto. Nota che qui il pronome complemento segue il verbo inglese, mentre «mi» lo precede in italiano. Sostituirli rispettivamente con her e I renderebbe la struttura scorretta.

SoggettoComplementoPossessivo davanti a un nome
Imemy
youyouyour
hehimhis
sheherher
ititits
weusour
theythemtheir

L’ultima colonna indica a chi appartiene una cosa o a chi è legata una persona: my friend («il mio amico»), their house («la loro casa»). Queste forme precedono un nome. Confronta This is my bag. («Questa è la mia borsa») con This bag is mine. («Questa borsa è mia»): mine si usa da solo. Si dice my bag, non the my bag: qui l’inglese non usa l’articolo che trovi nell’italiano «la mia borsa». Con il nome di una persona, il possesso si può esprimere con 's: Maya's bag significa «la borsa di Maya».

You può rivolgersi a una persona o a più persone, quindi può corrispondere a «tu» oppure «voi»; le forme verbali abituali restano uguali. They può riferirsi a più persone o cose e si usa anche per una sola persona, per esempio quando non se ne conosce il genere. Anche in quel caso richiede forme come they are e they have. Impara i pronomi all’interno di frasi complete, non soltanto come un elenco di traduzioni isolate.

Il verbo be: perché am, is e are sono importanti

Il verbo be, «essere», collega il soggetto a informazioni sull’identità, sulla condizione o sul luogo. Al presente, usa am con I, is con he, she, it e con soggetti nominali singolari, e are con you, we, they e con soggetti nominali plurali. La scelta dipende dal soggetto, non dalla parola più vicina.

Nella frase My sister is a doctor. («Mia sorella è una dottoressa»), is collega una persona alla sua professione. Nella frase We are tired. («Siamo stanchi»), il verbo collega le persone a una condizione; in The keys are on the table. («Le chiavi sono sul tavolo»), ne indica la posizione. Alcune lingue omettono l’equivalente di be in queste frasi, ma nell’inglese standard il verbo è necessario, come in questi esempi italiani. Anche l’età segue questo schema: I am twenty. («Ho vent’anni»). Qui, invece, l’italiano usa «avere».

Per la negazione, metti not dopo il verbo: She is not ready. («Non è pronta»). Per la domanda, metti il verbo prima del soggetto: Is she ready? («È pronta?»). Non aggiungere do a questa struttura. Forme contratte come I'm, isn't e aren't sono comuni nella conversazione e nella scrittura informale.

Be non è una parola da inserire prima di qualsiasi azione. I work. («Lavoro») non richiede am. I am working. («Sto lavorando») è una struttura diversa e corretta, spiegata più avanti. I am work. combina invece le due strutture in modo scorretto.

I nomi: singolare, plurale e ciò che non si conta direttamente

Un nome numerabile può indicare un singolo elemento che possiamo contare: un biglietto, due biglietti. La desinenza abituale del plurale è -s, ma ci sono diverse regole ortografiche: box–boxes, city–cities, boy–boys. Esistono anche plurali irregolari, come child–children («bambino–bambini»). Non aggiungere un apostrofo soltanto per formare il plurale.

I nomi non numerabili si usano diversamente nei loro significati abituali. Water («acqua»), information («informazioni») e furniture («mobili») normalmente non si contano direttamente in questi significati. Si dice some information («delle informazioni»), non an information. Per contare una quantità o un’unità, aggiungi un nome numerabile adatto: two glasses of water («due bicchieri d’acqua») oppure three pieces of furniture («tre mobili»).

La numerabilità dipende dall’uso e dal significato della parola, non semplicemente dalla possibilità di contare un oggetto nella realtà. Un nome può avere entrambi gli usi: chicken può indicare la carne di pollo, mentre a chicken indica un singolo animale. Un dizionario per chi studia l’inglese ti aiuta a verificare il significato desiderato. Non dare per scontato che l’uso inglese coincida con quello italiano.

Some introduce spesso una quantità non precisata nelle frasi affermative: We have some rice. («Abbiamo del riso»). Any è comune nelle negazioni e nelle domande neutre: We don't have any rice. («Non abbiamo riso»). Sono schemi frequenti, non regole assolute: nelle offerte si usa spesso some, come in Would you like some tea? («Vuoi del tè?»). Per chiedere una quantità, usa How many tickets? («Quanti biglietti?») con un nome numerabile plurale e How much water? («Quanta acqua?») con un nome non numerabile.

Gli articoli: scegliere a, an, the oppure nessun articolo

Gli articoli aiutano chi ascolta a identificare ciò di cui parli. Usa a/an con un nome numerabile singolare quando introduci un elemento di una categoria senza identificarlo per l’interlocutore. Usa the quando chi ascolta può capire quale persona o cosa intendi. Nell’esempio I bought a lamp. The lamp is blue. («Ho comprato una lampada. La lampada è blu»), la seconda frase si riferisce alla lampada già introdotta.

Non è soltanto una regola basata sulla prima o sulla seconda menzione. Puoi chiedere Could you close the door? («Potresti chiudere la porta?») anche senza averne parlato prima, se è chiaro di quale porta si tratta. Scegli a oppure an in base al suono che segue, non alla lettera scritta: a university («un’università») inizia con /j/; an hour («un’ora») inizia con un suono vocalico.

Nelle affermazioni generali, i nomi plurali e non numerabili spesso non hanno articolo: Dogs need exercise. («I cani hanno bisogno di movimento»). Un nome numerabile singolare richiede normalmente un determinante: a book («un libro»), the book («il libro») oppure my book («il mio libro»). Qui, un determinante è una parola che aiuta a precisare il nome. Per approfondire, consulta la spiegazione degli articoli di Cambridge.

Aggettivi, avverbi e confronti di base

Un aggettivo descrive una persona o una cosa. Di solito precede il nome, come in a quiet room («una stanza tranquilla»), oppure segue be, come in The room is quiet. («La stanza è tranquilla»). A differenza degli aggettivi italiani, quelli inglesi normalmente non cambiano in base al plurale o al genere grammaticale del nome. La stessa forma quiet compare in two quiet rooms («due stanze tranquille»). Aggiungi la desinenza del plurale al nome, non all’aggettivo.

Un avverbio può descrivere come si svolge un’azione. Confronta She is careful. («È prudente»), che descrive la persona, con She drives carefully. («Guida con prudenza»), che descrive il suo modo di guidare. Molti avverbi di modo terminano in -ly, ma questa desinenza non è un criterio universale. Fast può essere sia aggettivo sia avverbio, mentre friendly («amichevole») è un aggettivo. L’avverbio normalmente corrispondente a good («buono») è well («bene»).

Per confrontare due cose, molti aggettivi brevi prendono -er: This bag is cheaper than that one. («Questa borsa costa meno di quella»). Molti aggettivi più lunghi usano more: This chair is more comfortable. («Questa sedia è più comoda»). I superlativi indicano il grado massimo di una qualità all’interno di un gruppo: the cheapest bag («la borsa meno cara»), the most comfortable chair («la sedia più comoda»). Alcune forme sono irregolari, tra cui good–better–best. Quando sono utili, impara un aggettivo nuovo insieme al comparativo e al superlativo, ed evita di unire i due schemi del comparativo in forme come more cheaper.

Have e there is: possesso ed esistenza sono diversi

Usa have per parlare del possesso e di molti rapporti personali o caratteristiche. Al present simple, usa has con he, she, it e con soggetti nominali singolari: Maya has a bicycle. («Maya ha una bicicletta»). In questa costruzione, domande e negazioni richiedono do/does: Does Maya have a bicycle? («Maya ha una bicicletta?»). Dopo does, il verbo principale è have, non has. È la forma base: la forma che trovi nel dizionario senza to, come have, work o go.

Incontrerai anche have got, soprattutto per esprimere il possesso nell’inglese britannico parlato. Questa costruzione ha un proprio schema interrogativo: Have you got a bicycle? («Hai una bicicletta?»). Entrambe le costruzioni sono utili, ma non mescolarle nella forma Do you have got ...? All’inizio, esercitati usando in modo coerente uno dei due schemi.

There is e there are introducono l’esistenza o la presenza di qualcosa. Usa There is a shop near my house. («C’è un negozio vicino a casa mia») per introdurre un negozio, e There are two shops. («Ci sono due negozi») al plurale. Confronta con The shop is near my house. («Il negozio è vicino a casa mia»): qui il negozio è già identificato e ne descrivi la posizione. In queste frasi introduttive, there non indica un luogo lontano.

Present Simple: abitudini, fatti e situazioni attuali

Usa il present simple per le abitudini, i fatti generali e le situazioni che presenti come generalmente vere nel presente. I walk to work. («Vado al lavoro a piedi») descrive un’abitudine, non necessariamente un’azione che si svolge mentre parli. She lives near the station. («Abita vicino alla stazione») descrive la sua situazione attuale; non afferma che abiterà lì per sempre.

Con la maggior parte dei verbi, usa la forma base con I, you, we, they. Con he, she, it o con un soggetto nominale singolare, aggiungi -s o la variante ortografica necessaria: works, watches, studies. Nelle domande e nelle negazioni, does esprime già la terza persona singolare, quindi il verbo principale torna alla forma base: Does she work here? («Lavora qui?»), She doesn't work here. («Non lavora qui»).

Con I, you, we, they e con soggetti nominali plurali, queste domande usano do e le negazioni usano do not, solitamente contratto in don't: Do they work here? («Lavorano qui?»), They don't work here. («Non lavorano qui»). Il verbo principale resta alla forma base. Ricorda che be segue lo schema specifico spiegato prima.

Gli avverbi di frequenza come often («spesso») e usually («di solito») precedono generalmente il verbo principale, ma seguono be: I usually cook. («Di solito cucino»), I am usually busy. («Di solito sono impegnato»). Il present simple può descrivere anche orari e programmi. Impara i significati principali prima degli usi meno comuni; la guida al present simple del British Council offre altre attività.

Present Continuous: un’attività in corso o una situazione temporanea

Il present continuous usa am/is/are seguito dalla forma in -ing. Servono entrambe le parti: I am reading. («Sto leggendo»), non I reading. Questa struttura presenta un’attività come in corso nel periodo di cui parli. Può trattarsi di questo preciso momento oppure di una situazione temporanea nel periodo attuale.

Confronta She works in a hotel. («Lavora in un albergo») con She is working in a hotel this month. («Questo mese lavora in un albergo»). La prima frase presenta il lavoro come una situazione attuale generale. La seconda sottolinea una situazione lavorativa temporanea; non è necessario che la persona stia lavorando nel preciso istante in cui lo dici. La differenza dipende dal significato che vuoi esprimere, non soltanto dalla presenza di un’indicazione di tempo.

Molti verbi che descrivono stati, tra cui know («sapere») e need («avere bisogno»), nei loro significati abituali di stato si usano normalmente nelle forme semplici. Si dice I know the answer. («So la risposta») anche parlando del presente. Alcuni verbi cambiano significato passando dalle forme semplici a quelle progressive: non trasformare questa regola iniziale nell’idea che un determinato verbo non possa mai avere una forma in -ing.

Past Simple: parlare di una situazione passata conclusa

Il past simple colloca un evento o una situazione in un periodo passato concluso. Quel momento può essere indicato, come in We visited our friends yesterday. («Ieri siamo andati a trovare i nostri amici»), oppure risultare chiaro dalla conversazione. Non serve che la frase contenga yesterday per usare questo tempo. Conta la collocazione nel passato, non la presenza di una particolare parola chiave.

I verbi regolari formano normalmente il passato con -ed, con gli adattamenti ortografici necessari. I verbi irregolari hanno forme da imparare: go–went, see–saw. Per le normali domande e negazioni con questi verbi d’azione, usa did oppure didn't e la forma base: Did you go? («Ci sei andato?»), I didn't go. («Non ci sono andato»). L’informazione sul passato è già espressa da did, quindi didn't went è scorretto.

Be segue uno schema diverso al passato: I/he/she/it was e you/we/they were. Si usano Was she at home? («Era a casa?») e She wasn't at home. («Non era a casa»), senza did. Mantieni chiara, negli esercizi, questa distinzione tra be e gli altri verbi principali.

Parlare del futuro: will, going to e programmi concordati

L’inglese ha diversi modi per riferirsi al futuro. Will seguito dalla forma base può esprimere una previsione, una promessa o una decisione presa mentre si parla. Se vedi una persona in difficoltà con una borsa, I'll help you. («Ti aiuto») può esprimere una decisione immediata. La forma negativa won't significa will not.

Be going to seguito dalla forma base esprime spesso un’intenzione già esistente o una previsione basata su elementi osservabili nel presente. I'm going to study tonight. («Ho intenzione di studiare stasera») presenta un progetto che hai già. Mantieni am/is/are in questa costruzione: I going to study è incompleto.

Il present continuous può descrivere un evento futuro già organizzato: We're meeting our teacher tomorrow. («Domani incontriamo il nostro insegnante»). Queste possibilità possono sovrapporsi e il contesto influenza la scelta più naturale. Non considerare will la traduzione obbligatoria di ogni idea futura. Decidi prima se stai annunciando una decisione, descrivendo un’intenzione o parlando di un accordo già preso.

Present Perfect: una prima spiegazione del legame con il presente

Il present perfect usa have/has più il participio passato, spesso chiamato terza forma del verbo. Nei verbi regolari questo ha la stessa grafia del passato in -ed; le forme irregolari possono differire, come in write–wrote–written. Il present perfect collega una situazione passata al presente, anziché collocarla semplicemente in un periodo passato concluso. La somiglianza con il passato prossimo italiano non significa che i due tempi si usino sempre nello stesso modo.

Per esempio, I have lost my key. («Ho perso la chiave») può spiegare perché adesso non riesci ad aprire la porta. I lost my key yesterday. («Ieri ho perso la chiave») colloca la perdita in un momento concluso e specificato. Il present perfect normalmente non si combina con espressioni di tempo concluso come yesterday. Descrive anche esperienze fino al presente e alcune situazioni che continuano: I have lived here for two years. («Vivo qui da due anni»). In questo caso la persona abita ancora lì. Questa panoramica è un punto di partenza; per altri usi, consulta la spiegazione del present perfect del British Council.

Domande e negazioni: scegli la struttura giusta

Le domande inglesi non si formano tutte aggiungendo lo stesso ausiliare. Osserva prima la struttura verbale. Con be, sposta il verbo prima del soggetto. Con un normale verbo principale al present simple o al past simple, la maggior parte delle domande richiede do/does/did. Con un verbo modale come can, sposta il modale prima del soggetto. La tabella mostra anche l’ausiliare have al present perfect.

AffermazioneDomandaNegazione
She is ready. (È pronta.)Is she ready? (È pronta?)She isn't ready. (Non è pronta.)
She works here. (Lavora qui.)Does she work here? (Lavora qui?)She doesn't work here. (Non lavora qui.)
She can help. (Può aiutare.)Can she help? (Può aiutare?)She can't help. (Non può aiutare.)
She has finished. (Ha finito.)Has she finished? (Ha finito?)She hasn't finished. (Non ha finito.)

Con una forma composta, usa il primo ausiliare per la domanda e metti not subito dopo di esso per la negazione: Is she working? («Sta lavorando?»), She isn't working. («Non sta lavorando»). L’ausiliare have in Has she finished? («Ha finito?») si comporta diversamente dal verbo che esprime possesso in Does she have a bicycle? («Ha una bicicletta?»). Le parole interrogative di solito precedono lo schema della domanda: Where does she work? («Dove lavora?»). Non aggiungere un altro do quando è già presente un ausiliare adatto.

Un’eccezione comune riguarda le domande sul soggetto stesso. Nella domanda neutra Who works here? («Chi lavora qui?»), who occupa il posto del soggetto, quindi non compare does. Confronta con Who does she help? («Lei chi aiuta?»): qui she resta il soggetto e la domanda riguarda il complemento oggetto. Questa distinzione è approfondita nella guida di Cambridge alle domande con parole interrogative.

Can, should e must: capacità, consigli e necessità

I verbi modali aggiungono a un altro verbo significati come capacità, permesso, consiglio o necessità. Per chi comincia, can, should e must sono punti di partenza utili. Sono seguiti dalla forma base senza to e non prendono la -s della terza persona: She can swim. («Sa nuotare»), non She cans to swim.

Can può descrivere una capacità o chiedere il permesso: Can I sit here? («Posso sedermi qui?»). Should introduce spesso un consiglio: You should rest. («Dovresti riposare»). Must può esprimere un obbligo forte: You must show your ticket. («Devi mostrare il biglietto»). Sono significati principali utili, non tutti gli usi possibili.

Fai attenzione alle negazioni. You mustn't enter. significa che entrare è vietato. You don't have to enter. significa che non è necessario entrare; non lo vieta. I due significati non sono intercambiabili. Anche Have to esprime necessità, ma dal punto di vista grammaticale usa forme come Does she have to ...? Trovi altri dettagli nella spiegazione di must di Cambridge.

Le preposizioni: descrivere tempo, luogo e movimento

Le preposizioni collegano un nome o un pronome al resto della frase. Possono indicare un luogo, un momento o una direzione. Raramente il loro significato corrisponde in ogni contesto a una sola parola italiana: è quindi più utile imparare una preposizione insieme all’espressione in cui compare, anziché cercare una traduzione unica valida ovunque.

Per il luogo, in presenta spesso qualcosa come interno a un’area o a uno spazio, on come appoggiato su una superficie e at come situato in un punto o in un luogo associato a un’attività. Confronta in the box («nella scatola»), on the desk («sulla scrivania») e at the bus stop («alla fermata dell’autobus»). Sono schemi di partenza, non definizioni complete. Vanno imparate anche espressioni consolidate come on the bus («sull’autobus»).

Per il tempo, usa at con le ore, on con i giorni e le date, e in con i mesi, gli anni e le stagioni. Da questi schemi derivano at seven («alle sette»), on Monday («lunedì») e in September («a settembre»). Espressioni come next Monday («lunedì prossimo») e last year («l’anno scorso») normalmente non richiedono queste preposizioni. Il movimento verso una destinazione usa spesso to, come in go to school («andare a scuola»), ma l’espressione comune è go home («andare a casa»), senza to. Quando incontri queste combinazioni, osservale e annotale per intero.

Collegare le idee con and, but e because

Quando sai costruire una frase semplice, collegala a una seconda idea. And («e») aggiunge informazioni, but («ma») introduce un contrasto e because («perché») fornisce una ragione. Il collegamento deve rispecchiare ciò che vuoi dire, non servire soltanto ad allungare la frase.

Nella frase I want to practise, but I am tired. («Voglio esercitarmi, ma sono stanco»), la seconda parte contrasta con la prima. Nella frase I am studying because I have a test tomorrow. («Sto studiando perché domani ho una verifica»), ne spiega il motivo. Ogni parte richiede comunque una struttura interna corretta. Una frase più lunga non elimina la necessità di un soggetto, di una forma verbale adatta o di un articolo.

Costruisci questi collegamenti gradualmente. Due idee chiare e collegate sono un buon punto di partenza prima di passare a frasi più lunghe con diverse subordinate. Quando controlli ciò che hai scritto, chiediti sia se ogni parte è grammaticalmente corretta sia se il connettivo esprime il rapporto che volevi comunicare.

Come studiare la grammatica inglese senza perdere di vista il significato

Scegli un compito pratico e la grammatica che ti serve per svolgerlo. Per presentarti, esercitati con i pronomi, be e semplici gruppi nominali. Per descrivere la tua giornata, lavora sul present simple. Per raccontare un viaggio recente, parti dal past simple. In questo modo ogni forma nuova ha uno scopo e diventa più facile capire quale informazione manca quando una frase sembra incompleta.

Dopo aver letto una regola, scrivi un piccolo gruppo di frasi vere o utili per te. Cambia il soggetto, costruisci una negazione e formula una domanda, controllando quali parole devono cambiare. Poi spiega la differenza di significato tra due forme, per esempio un’abitudine e un’attività in corso. Se non riesci a spiegare la differenza, torna alla situazione, non soltanto alla desinenza.

Rivedi gli errori per tipo. Un soggetto mancante, una forma verbale sbagliata e un articolo omesso richiedono spiegazioni diverse. Correggere soltanto la parola visibile senza capirne la funzione rende difficile costruire una frase diversa in seguito. Riprendi lo stesso schema con parole nuove e cercalo in brevi testi e registrazioni.

Vocabolario e grammatica si sostengono a vicenda. Puoi usare gli esercizi di vocabolario di LuvStudy per lavorare sui significati, sulla grafia e sull’ascolto delle parole, poi usare quelle che conosci in frasi tue. Lo strumento per il vocabolario non valuta automaticamente la grammatica delle frasi scritte liberamente: controllale con una fonte grammaticale affidabile o con una persona capace di darti indicazioni precise.

Verifica le regole fondamentali

Queste attività riprendono regole già spiegate nell’articolo. Scegli la risposta adatta sia alla forma sia al significato. Le spiegazioni ti aiutano a capire cosa ripassare, senza ridurre l’esercizio a un semplice punteggio.

  1. Scegli il verbo: My sister ___ at home. (am / is / are)
  2. Scegli l’articolo per un’ora non specifica: We need ___ hour. (a / an)
  3. Correggi questa domanda: Does he works here?
  4. Descrivi un’attività che si sta svolgendo adesso: Please wait. I ___ a message. (write / am writing)
  5. Correggi questa negazione: We didn't went out yesterday.
  6. Esprimi l’assenza di necessità, non un divieto: You ___ bring food; we have enough. (mustn't / don't have to)
  7. Chiedi quale persona lavora qui: Who ___ here? (work / works)
  8. Scegli il pronome: Please send the address to ___. (I / me)
Risposte e spiegazioni
  1. My sister is at home. («Mia sorella è a casa»). Il soggetto singolare richiede is; il verbo lo collega a un luogo.
  2. We need an hour. («Ci serve un’ora»). La parola hour inizia con un suono vocalico perché la h iniziale è muta.
  3. Does he work here? («Lavora qui?»). Does indica già la terza persona, quindi il verbo principale usa la forma base.
  4. Please wait. I am writing a message. («Aspetta, per favore. Sto scrivendo un messaggio»). Il present continuous presenta l’attività come in corso adesso; servono sia am sia writing.
  5. We didn't go out yesterday. («Ieri non siamo usciti»). Dopo didn't, usa la forma base go, non il passato went.
  6. You don't have to bring food; we have enough. («Non è necessario che porti cibo; ne abbiamo abbastanza»). Portare cibo non è necessario. Mustn't esprimerebbe invece un divieto.
  7. Who works here? («Chi lavora qui?»). Questa domanda neutra riguarda il soggetto, quindi non si aggiunge does e il verbo mantiene la forma del presente singolare.
  8. Please send the address to me. («Per favore, manda l’indirizzo a me»). Dopo la preposizione to, il pronome prende la forma complemento.

Cosa studiare dopo

Una base utile è saper costruire una frase chiara, trasformarla in una domanda o in una negazione e spiegare perché contiene le sue forme principali. Non devi ricordare subito ogni termine tecnico. Devi però distinguere, per esempio, una descrizione con be da un’azione con un altro verbo, e un’abitudine da un’attività in corso.

Da qui, amplia un argomento alla volta: approfondisci i tempi verbali, studia la scelta degli articoli in contesti diversi, impara le costruzioni verbali più comuni ed esercitati con discorsi più lunghi e collegati. La grammatica diventa utilizzabile attraverso il contatto ripetuto con frasi dotate di significato. Conserva questa guida come riferimento e torna alla sezione che risponde alla tua prossima domanda.

Domande frequenti

Devo imparare tutti i tempi verbali inglesi prima di cominciare a parlare?
No. Parti dal verbo be, dalle frasi affermative semplici, dalle domande e dalle negazioni, poi esercitati sui modi più comuni per parlare del presente, del passato e del futuro. Puoi usare queste basi mentre studi gradualmente forme più complesse.
Posso imparare la grammatica soltanto memorizzando le regole?
Le regole ti aiutano a capire una struttura, ma per usarla serve pratica. Leggi e ascolta frasi nel loro contesto, scrivi esempi tuoi e verifica come cambia il significato quando modifichi una forma. Conoscere una regola e scegliere quando usarla in una conversazione sono abilità diverse.
Completare questa guida significa aver raggiunto il livello A2?
No. Questa è una guida alle basi della grammatica, non una valutazione delle competenze linguistiche. Un livello comprende anche ascolto, lettura, parlato, scrittura e vocabolario, oltre a ciò che sai fare con queste competenze nelle situazioni reali.